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Intelligonews
di Micaela Del Monte

26 giugno 2015. Fontana delle Idee con Laura Lauzzana. ‘Tu mi guardi’ e noi ci siamo guardati allo specchio. IL VIDEO
Rapporto tra le generazioni anni Settanta e anni Novanta, idealità vissute, dimenticate, rimpiante, mitizzate, bilanci individuali e collettivi, sullo sfondo di una provincia, letta e descritta con colori e umori a volte plumbei e a volte caldi (come la nostra esistenza), e una città come Padova, dove si intrecciano storie e biografie. Sogni e fallimenti. In primo piano, le osterie, vere e proprie case intellettuali, tovaglie dell’anima.

L’occasione per parlarne, un libro estremamente accattivante e stimolante: “Tu mi guardi”, di Laura Lauzzana, presentato mercoledì scorso, 24 giugno, nel salotto culturale di IntelligoNews “La Fontana delle Idee”. Intervistata dal direttore Fabio Torriero, l’autrice ha avuto modo di spiegare il suo libro a 360 gradi.
Nel corso di un acceso e interessante dibattito, sono emersi molti temi: la ricerca del senso che i protagonisti, giovani in bilico tra studi, letture alte e desolazione dei primi lavori, difficoltà economiche, condividono con i “vecchi” degli anni Settanta, i reduci dell’ideologismo, gli ex-militanti dell’estrema sinistra, eterni disadattati, in perenne contrasto con la realtà. O forse simboli di una via d’uscita individuale su quella collettiva di classe.

Fontana delle Idee con Laura Lauzzana. ‘Tu mi guardi’ e noi ci siamo guardati allo specchio.
Ciò che unisce, infatti, le due generazioni, è la critica alla società attuale, berlusconizzata, dello spettacolo, del look, della finzione e commercializzazione di tutto. Intercettata dopo il dibattito, durante una pausa conviviale, nel roof garden di Intelligo, Laura Lauzzana ha risposto alle nostre domande.

Qual è il messaggio che vorrebbe dare ai suoi lettori ma in particolare ai giovani che sono alla ricerca della propria identità?

“Il messaggio che vorrei trasmettere ai giovani è quello che la vera identità si può raggiungere solo grazie alla conoscenza del passato e di quello che è stato. Oggi si è un po’ perso il rapporto con la storia, con le radici culturali e con le identità, ed è dunque difficile arrivare ad avere una coscienza di noi stessi. Se non si conosce il nostro passato non si può costruire il futuro. Oggi stiamo vivendo un’altra sorta di Guerra Fredda tra Usa e Russia, ma se non sappiamo di che si tratta, se non conosciamo cosa è accaduto dal 1945 alla caduta del Muro, con tutte le implicazioni anche nazionali, circa il concetto di sovranità limitata, come possiamo affrontarla o relazionarci correttamente con essa?”.

Come possono ripartire una politica ideale, un’educazione civica, il senso di appartenenza e soprattutto i nuovi valori che nel cambio generazionale si sono persi?

“Prima di tutto attraverso l’insegnamento nelle scuole. Vedo professori coraggiosi che si fanno carico di questo tipo di istruzione che però, al momento, non sembra condivisa dalla scuola, come istituzione nel suo complesso. Ci vorrebbe una riforma sostanziale volta a rinnovare percorsi formatici e contenuti dell’ordinamento scolastico a beneficio delle nuove generazioni. Così si potrà avviare un circolo virtuoso che avrebbe come effetto la ripartenza della polis, della res publica”

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