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	<title>Laura Lauzzana &#187; Recensioni</title>
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		<title>Intelligonewsdi Micaela Del Monte</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[26 giugno 2015. Fontana delle Idee con Laura Lauzzana. &#8216;Tu mi guardi&#8217; e noi ci siamo guardati allo specchio. IL VIDEO Rapporto tra le generazioni anni Settanta e anni Novanta, idealità vissute, dimenticate, rimpiante, mitizzate, bilanci individuali e collettivi, sullo sfondo di una provincia, letta e descritta con colori e umori a volte plumbei e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>26 giugno 2015. Fontana delle Idee con Laura Lauzzana. &#8216;Tu mi guardi&#8217; e noi ci siamo guardati allo specchio. IL VIDEO<br />
Rapporto tra le generazioni anni Settanta e anni Novanta, idealità vissute, dimenticate, rimpiante, mitizzate, bilanci individuali e collettivi, sullo sfondo di una provincia, letta e descritta con colori e umori a volte plumbei e a volte caldi (come la nostra esistenza), e una città come Padova, dove si intrecciano storie e biografie. Sogni e fallimenti. In primo piano, le osterie, vere e proprie case intellettuali, tovaglie dell’anima. </p>
<p>L’occasione per parlarne, un libro estremamente accattivante e stimolante: “Tu mi guardi”, di Laura Lauzzana, presentato mercoledì scorso, 24 giugno, nel salotto culturale di IntelligoNews “La Fontana delle Idee”. Intervistata dal direttore Fabio Torriero, l’autrice ha avuto modo di spiegare il suo libro a 360 gradi.<br />
Nel corso di un acceso e interessante dibattito, sono emersi molti temi: la ricerca del senso che i protagonisti, giovani in bilico tra studi, letture alte e desolazione dei primi lavori, difficoltà economiche, condividono con i “vecchi” degli anni Settanta, i reduci dell’ideologismo, gli ex-militanti dell’estrema sinistra, eterni disadattati, in perenne contrasto con la realtà. O forse simboli di una via d’uscita individuale su quella collettiva di classe. </p>
<p>Fontana delle Idee con Laura Lauzzana. &#8216;Tu mi guardi&#8217; e noi ci siamo guardati allo specchio.<br />
Ciò che unisce, infatti, le due generazioni, è la critica alla società attuale, berlusconizzata, dello spettacolo, del look, della finzione e commercializzazione di tutto. Intercettata dopo il dibattito, durante una pausa conviviale, nel roof garden di Intelligo, Laura Lauzzana ha risposto alle nostre domande.</p>
<p>Qual è il messaggio che vorrebbe dare ai suoi lettori ma in particolare ai giovani che sono alla ricerca della propria identità? </p>
<p>“Il messaggio che vorrei trasmettere ai giovani è quello che la vera identità si può raggiungere solo grazie alla conoscenza del passato e di quello che è stato. Oggi si è un po&#8217; perso il rapporto con la storia, con le radici culturali e con le identità, ed è dunque difficile arrivare ad avere una coscienza di noi stessi. Se non si conosce il nostro passato non si può costruire il futuro. Oggi stiamo vivendo un&#8217;altra sorta di Guerra Fredda tra Usa e Russia, ma se non sappiamo di che si tratta, se non conosciamo cosa è accaduto dal 1945 alla caduta del Muro, con tutte le implicazioni anche nazionali, circa il concetto di sovranità limitata, come possiamo affrontarla o relazionarci correttamente con essa?”. </p>
<p>Come possono ripartire una politica ideale, un&#8217;educazione civica, il senso di appartenenza e soprattutto i nuovi valori che nel cambio generazionale si sono persi?</p>
<p>“Prima di tutto attraverso l&#8217;insegnamento nelle scuole. Vedo professori coraggiosi che si fanno carico di questo tipo di istruzione che però, al momento, non sembra condivisa dalla scuola, come istituzione nel suo complesso. Ci vorrebbe una riforma sostanziale volta a rinnovare percorsi formatici e contenuti dell’ordinamento scolastico a beneficio delle nuove generazioni. Così si potrà avviare un circolo virtuoso che avrebbe come effetto la ripartenza della polis, della res publica”</p>
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		<title>Piegodilibri.itdi Ilaria d&#8217;Angelo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2015 09:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IL LIBRO SUL COMODINO Intervista a Laura Lauzzana 5 febbraio 2015 Di Laura Lauzzana, incontrata alla Fiera delle Parole lo scorso ottobre, mi è rimasta impressa una frase particolare pronunciata in occasione della presentazione del suo ultimo libro (Tu mi guardi – Edizioni Anordest). Incalzata dal moderatore a parlare di sé, a svelare chi c’è veramente dietro alla pagina scritta, Laura, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.piegodilibri.it/il-libro-sul-comodino/" rel="category tag">IL LIBRO SUL COMODINO</a></div>
<h1>Intervista a Laura Lauzzana</h1>
<div><a href="http://www.piegodilibri.it/il-libro-sul-comodino/intervista-laura-lauzzana/" rel="bookmark"><time datetime="2015-02-05T12:55:23+00:00">5 febbraio 2015</time></a><a href="http://www.piegodilibri.it/il-libro-sul-comodino/intervista-laura-lauzzana/#comments"><br />
</a></div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.piegodilibri.it/wp-content/uploads/2015/02/tu-mi-guardi.jpg"><img class="alignleft" alt="tu-mi-guardi" src="http://www.piegodilibri.it/wp-content/uploads/2015/02/tu-mi-guardi-213x300.jpg" width="180" height="253" /></a>Di Laura Lauzzana, incontrata alla <a href="http://www.lafieradelleparole.it/" target="_blank">Fiera delle Parole</a> lo scorso ottobre, mi è rimasta impressa una frase particolare pronunciata in occasione della presentazione del suo ultimo libro (<em>Tu mi guardi</em> – Edizioni Anordest). Incalzata dal moderatore a parlare di sé, a svelare chi c’è veramente dietro alla pagina scritta, Laura, quasi schernendosi aveva affermato: “scrivo per non parlare”. In effetti, sono proprio i suoi libri e i suoi lavori a parlare per lei. Scrittrice,giornalista, ricercatrice, Laura Lauzzana è una donna vitale e al tempo stessopacata. Mostra sia la sicurezza che viene (anche) dalle esperienze vissute, che l’umiltà di chi non vuole smettere di conoscere e comprendere il mondo. Per chi abita a Padova e dintorni ricordiamo che il suo romanzo sarà presentato da Gabriella Imperatori proprio a Padova il prossimo 7 Marzo nell’ambito degli incontri “Il libro nel bicchiere”.</p>
<h2 style="text-align: left;">Con il suo nuovo romanzo, <em>Tu mi guardi</em> (Edizioni Anordest) torna alla letteratura dopo alcuni anni. Si sente più studiosa o scrittrice?</h2>
<p style="text-align: justify;">Nella mia vita la tensione alla scrittura è stata una costante da quando ero adolescente. Potrei dire che ogni lettura ed esperienza sia stata vissuta nell’ottica, a volte anche inconscia, di scriverne in un secondo momento. Direi quindi che è stata un’attitudine esistenziale. Si è trattato anche di un lungo percorso di assimilazione, disseminato di taccuini di appunti, e supportato da studi umanistici e sociali. Ma ho sempre saputo che ciò che facevo, anche da studiosa, era volto alla letteratura. Tuttavia, solo molto tardi mi sono sentita pronta per una scrittura di tipo professionale, ossia pronta alla pubblicazione.</p>
<h2 style="text-align: left;">Quanto c’è dei suoi studi in filosofia e antropologia nei suoi romanzi? Sono stati fonti utili di ispirazione?</h2>
<p style="text-align: justify;">Guardando alle mie esperienze passate mi sembra di rintracciare un filo rosso nel desiderio testardo di capire la realtà del mondo. Di qui l’interesse per la filosofia e antropologia, con anni di studio anche all’estero, che ho visto come tappe per una scrittura di approfondimento nel pensiero innanzitutto. Così, pur avendo avuto una passione precoce per la letteratura (il mio primo libro fu Cime Tempestose a 12 anni) non scelsi Lettere all’università, bensì Filosofia. Antropologia e filosofia mi hanno formata, e quindi confluiscono nella scrittura, consapevole della complessità del reale e delle prospettive diverse, ma quando scrivo devo cercare di allontanarmi da quell’impostazione. Per me la letteratura significa farsi vuoto, accogliere intuizioni, illuminazioni, non risposte. La fonte d’ispirazione rimane la vita, magari non un fatto ma un’atmosfera, e per la forma e il tono della scrittura finora mi sono ispirata direttamente alla letteratura.</p>
<h2 style="text-align: left;">Leggendo le note biografiche che la riguardano, non si può fare a meno di notare che nel corso della sua vita ha avuto modo di viaggiare molto. Cosa pensa del viaggio e che relazione ha per lei con la scrittura?</h2>
<p style="text-align: justify;">Io provengo da un paese piccolo che d’estate si riempiva di turisti anche stranieri. Ne ho sempre subito un fascino, sin da piccola, e, appena ho potuto, con i miei mezzi mi sono rivolta al viaggio come esperienza di vita e apprendimento. Il viaggio realizzato con questo spirito ti costringe inevitabilmente a metterti in discussione, a provare i tuoi limiti e a confrontarti con realtà altre. Nell’alterità antropologica, tuttavia, la letteratura trova anche l’universale umano, i fondamenti.</p>
<h2 style="text-align: left;">Prima di <em>Tu mi guardi</em> ha pubblicato nel 2009 <em>Il resto del giorno</em> (Aliberti). Nel primo romanzo, la protagonista è una giovane donna, nel secondo un’adolescente. In entrambi i romanzi c’è una protagonista femminile. Caso o scelta voluta?</h2>
<p style="text-align: justify;">È stato un caso strano, perché in realtà il secondo romanzo l’avevo coltivato da anni dentro di me e pensavo sinceramente che sarebbe stato il primo. Quando invece la gravidanza mi ha finalmente consentito un periodo di stasi dopo anni errabondi, mi ritrovai di getto a scrivere quello che poi ho intitolato <em>Il resto del giorno</em>. È stata un’urgenza che si è risolta infatti in un tempo brevissimo di scrittura, pochi mesi. I due libri riguardano entrambi una figura femminile come protagonista, e non nego che ci siano alcuni elementi autobiografici.</p>
<h2 style="text-align: left;">Venendo a <em>Tu mi guardi</em>, di questo libro mi incuriosiscono molte cose: lo scenario (la Padova di metà anni Novanta fucina culturale delle autonomie), le tematiche, ancora così attuali, e lo stesso titolo. Può dirci qual è per lei il nodo essenziale del romanzo? Chi guarda chi?</h2>
<p style="text-align: justify;">Per scrivere <em>Tu mi guardi</em> mi sono rifatta a dei fogli che avevo scritto appunto a metà anni ‘90 e che riguardavano la mia vita giovanile di allora. Dopo quindici anni li ripresi in mano e ne salvai pochissimi; ma mi resi conto che quello che emergeva era un confronto generazionale tra chi aveva vissuto da giovane laPadova degli anni di piombo e chi, come me, stava vivendo gli anni del post-riflusso. Mentre scrivevo diventava anche evidente la mutazione antropologica che aveva interessato l’Italia, e non solo, dagli anni ‘60 in poi. Decisi di approfondire il tema della spettacolarizzazione che aveva invaso le nostre vite, con delle letture mirate, a cominciare da <em>La società dello spettacolo</em> di Guy Debord. Il titolo è stato deciso al termine del lavoro: il nucleo concettuale del romanzo riguardava l’inevitabilità del guardare ed essere guardati come esperienza fondante della vita umana. Come diceva Lacan, gli esseri umani sono degli esseri guardati nello spettacolo del mondo. Il problema è quando questa condizione intrinseca all’esistenza umana è veicolata dai media. Quindi il tema essenziale è il confronto tra il reale e la sua rappresentazione, e, in termini sociali, ilrischio di una vita artificiale.</p>
<h2 style="text-align: left;">Lei ha vinto un premio per la proposta di un programma culturale sulle leggende metropolitane. C’è una dimensione “leggendaria” di Padova da rievocare? Cosa l’ha spinta ad ambientare il romanzo proprio in questa città?</h2>
<p style="text-align: justify;">Le leggende metropolitane che avevo trattato per una proposta di programma televisivo riguardavano genericamente la genesi urbana di fatti magari di cronaca poi favoleggiati nel tempo. La scelta invece di situare a Padova il romanzo è stata determinata, oltre dal fatto che l’ho conosciuta e vissuta direttamenteper i miei studi universitari e lavoro, dall’importanza che la città ha ricoperto negli anni ‘70 come fucina di pensiero e azione politica nell’ambito dell’Autonomia. Padova fu davvero protagonista di movimento e lotte, a parole e purtroppo anche con armi, e ha funzionato da base logistica. Emergeva quindi nettamente ilcontrasto con la Padova borghese da me conosciuta a fine anni Ottanta e poi Novanta. Mi colpiva lanettezza della cesura che si era creata tra due generazioni e due fasi temporali così contigue.</p>
<h2 style="text-align: left;">Passando alla lettura, curiamo una rubrica in cui ogni mese andiamo a vedere i best sellers in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Brasile, Stati Uniti e sembra che ogni Paese abbia propri gusti letterari. Gli americani amano i thriller, i francesi le letture impegnate, i brasiliani quelle spirituali… è possibile una chiave di lettura antropologica?</h2>
<p style="text-align: justify;">In ogni nazione è possibile rintracciare un tratto dominante del carattere e della cultura, però rimane sempre generico. Tra l’altro io provengo da studi antropologici di matrice sociale, più che culturale, con una forte attenzione allo strutturalismo, quindi ne ho assorbito una cautela nel parlare genericamente di una cultura o tendenze.</p>
<h2 style="text-align: left;">Venendo a lei, cosa le piace leggere? Quali sono i suoi punti di riferimento letterari?</h2>
<p style="text-align: justify;">Io non cerco nella lettura un intrattenimento inteso come distrazione. Ho sempre cercato la letteratura con la L maiuscola. Ci sono certi libri talmente intensi che se li leggo a letto di sera mi diventa impossibile addormentarmi. E’ come se un mondo parallelo si aprisse a nuove ipotesi di esistenza, prima che di scrittura, a emozioni che a dismisura rompono con le abitudini che ci determinano. Tra questi segnalerei Bruno Schulz, con il suo <em>Le botteghe color cannella</em>. Mi sono formata con i classici europei e russi dell’800 e ‘900, e che rimangono per me fondamentali punti di riferimento (Balzac, Flaubert, Stendhal, Proust, Camus, Céline, Sartre, Dostoevskij, Gogol, Turgenev, Austen, Brontë, Woolf e altri). Mi è piaciuto anche leggere autori ebrei delladiaspora. Recentemente mi sono rivolta alla letteratura americana contemporanea, (tra tutti ho preferito Kerouac, Saul Bellow, Don DeLillo, Oates). Mi piace la raffinatezza di Marguerite Yourcenar, Nina Berberova o Christa Wolf. Doris Lessing solo per i suoi libri autobiografici. Garcia Marquez, quasi visionario. Ma ce ne sono molti altri. Della letteratura italiana ho amato Goffredo Parise, Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Fenoglio, Vittorini, Gadda e La Capria.</p>
<h2 style="text-align: left;">E se dovesse eleggere “Il Libro di Sempre”, quale libro sceglierebbe? Perché?</h2>
<p style="text-align: justify;">Difficile dire, perché di libri fondamentali nella storia della letteratura, per me, ce ne sono stati tanti. Ma se dovessi scegliere direi <em>Morte a credito</em> di Céline. Riesce a dare, da una prospettiva personalissima, un affresco di quella Parigi dei primi del novecento in una maniera talmente vivida, come in uno stato di grazia.</p>
<h2 style="text-align: left;">Se dovesse consigliare un libro (a parte <em>Tu mi guardi</em>)? Perché?</h2>
<p style="text-align: justify;">Un libro andrebbe consigliato pensando sempre alla persona cui è destinato, ma così in generale direi appunto Céline, intramontabile, irriverente, vero.</p>
<h2 style="text-align: left;">Il suo libro sul comodino?</h2>
<p style="text-align: justify;">In questo momento ci sta Patrick Modiano, con il suo <em>Via delle botteghe oscure</em>.</p>
<p><a href="http://www.piegodilibri.it/wp-content/uploads/2014/11/Cuore-di-Carta_bottom.png"><img alt="Cuore-di-Carta_bottom" src="http://www.piegodilibri.it/wp-content/uploads/2014/11/Cuore-di-Carta_bottom.png" width="50" height="42" /></a><em>Intervi</em><em>sta realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale <a href="http://www.cuoredicarta.org/" target="_blank">Cuore di Carta</a></em></p>
</div>
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		<title>Lo Scaffale &#8211; Tutto Libri, La Stampadi Alberto Sinigaglia</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 13:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[27 settembre 2014. Ragazzi degli Anni 80-90 a confronto con reduci dei 70 di piombo e del Sessantotto. Intreccio serrato di vite e fragili amori tra Padova, Milano e la Francia, tra moda, arte contemporanea e marketing, il romanzo scandaglia sogni e bisogni, ideali e finti ideali di adulti non ancora maturi e di ragazzi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">27 settembre 2014.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ragazzi degli Anni 80-90 a confronto con reduci dei 70 di piombo e del Sessantotto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intreccio serrato di vite e fragili amori tra Padova, Milano e la Francia, tra moda, arte contemporanea e marketing, il romanzo scandaglia sogni e bisogni, ideali e finti ideali di adulti non ancora maturi e di ragazzi cresciuti troppo in fretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Antropologa e filosofa, Laura Lauzzana si fa scrittrice per smascherare le vanità della società dell&#8217;apparenza, le sue frustrazioni, le sue inutili fughe nel sesso, nell&#8217;alcol, nella droga.</p>
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		<title>Corriere della SeraL&#8217;utopia degli anni Ottanta e una generazione sconfittadi Franco Manzoni</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 11:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[24 luglio 2014. Una radiografia di quei ragazzi che sono cresciuti negli anni Ottanta. Tutti scontenti del mondo che vivevano. Tra utopie e continue delusioni desideravano trasformare, dare una visione diversa al mondo, senza accorgersi che, fin dai tempi de Il Gattopardo, ogni cosa potrebbe pure cambiare, affinché nulla in realtà cambi. C&#8217;è sempre qualcosa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>24 luglio 2014.</p>
<p><strong>Una radiografia di quei ragazzi che sono cresciuti negli anni Ottanta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti scontenti del mondo che vivevano. Tra utopie e continue delusioni desideravano trasformare, dare una visione diversa al mondo, senza accorgersi che, fin dai tempi de <em>Il Gattopardo</em>, ogni cosa potrebbe pure cambiare, affinché nulla in realtà cambi. C&#8217;è sempre qualcosa o qualcuno che, occulto, tira i fili delle marionette in una società polimorfa, che mescolava ancora l&#8217;emergenza delle ideologie, individui e classi d&#8217;appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">E quei giovani erano vanamente protesi alla ricerca di consonanze, eliminazioni di solitudini, eccentricità e maledettismi. In breve tempo una maionese vischiosa stava fagocitando passato e presente, sottolineata da una mescolanza anche nei modi di vestire: operai e radical-chic (quando era il caso) indossavano l&#8217;eskimo, mentre dietro l&#8217;angolo attendeva la &#8220;Milano da bere&#8221;, il crollo del muro di Berlino, il consumismo più sfrenato, la vittoria del narcisismo, il nichilismo, il rifugio nel privato, la saturazione dei sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo piano la profonda amarezza di una rivoluzione dei valori per l&#8217;ennesima volta mancata. È da queste variabili che prende vita il romanzo <strong><em>Tu mi guardi</em> </strong> di Laura Lauzzana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nata a Udine, quarantenne, dopo il convincente romanzo d&#8217;esordio <em>Il resto del giorno</em>, Laura Lauzzana giunge ora a varcare la soglia di una maturità espressiva raggiunta. Il lettore viene come catturato dalla rete abilmente sottesa dall&#8217;autrice, che lo avvince nella tela di una trama senza trama, che scorre via facile grazie al raggiungimento di una sapiente scrittura, che alterna contrastanti momenti lessicali: furore e selvaggio si contrappongono a tenue e garbato. Passano veloci le vite di Max, Vito, Oleg, Michele, Renato, Amando. L&#8217;universo maschile che ruota attorno ad Alice, la protagonista, l&#8217;io narrante, sullo sfondo dell&#8217;amata Padova. Un romanzo politico di una sconfitta generazionale, offuscata dalle vicissitudini di molteplici incontri erotici, mentre la ragazza si lascia accarezzare dal vento, in attesa di un nuovo amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Leggere TuttiTra due generazionidi Andrea Coco</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2015 10:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[N. 88. Luglio-Agosto 2014. Padova metà anni Novanta.  Alice è una giovane neolaureata alla ricerca di un lavoro, un’impresa tutt’altro che facile nella ricca e tracotante provincia italiana, specchio fedele di un paese, dove rapporti professionali e le relazioni di potere s’intrecciano fino a confondersi. E per Alice, come per i suoi amici e conoscenti, lavorare e realizzarsi professionalmente senza venire a compromessi con il prossimo diventa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">N. 88. Luglio-Agosto 2014.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Padova metà anni Novanta. </strong><br />
Alice è una giovane neolaureata alla ricerca di un lavoro, un’impresa tutt’altro che facile nella ricca e tracotante provincia italiana, specchio fedele di un paese, dove rapporti professionali e le relazioni di potere s’intrecciano fino a confondersi. E per Alice, come per i suoi amici e conoscenti, lavorare e realizzarsi professionalmente senza venire a compromessi con il prossimo diventa una lotta quasi senza speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Narrato in prima persona, con gli occhi della protagonista, “Tu mi guardi” racconta in modo colto, ma al tempo stesso esplicito le difficoltà di una generazione, cresciuta negli anni Ottanta, che si trova schiacciata tra quanti hanno vissuto gli “anni di piombo” e quanti sono ammaliati dalla “società dello spettacolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro che è una severa critica contro i miti degli anni Sessanta e Settanta, ma anche uno spietato atto d’accusa contro la “Società da bere”, che in nome del successo e del denaro ha massificato e desacralizzato tutto, non solo la dignità del lavoro, ma anche l’arte, la cultura, i sentimenti, i rapporti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Alice gli altri elementi del gruppo vivono questa realtà con forte disagio, un lasciarsi vivere alla ricerca di un equilibrio in una Padova che si è riempita di locali alla moda, di eventi e mostre d’arte dove si va per farsi vedere più che per ammirare le opere d’arte. Eppure tra tutti loro sarà proprio lei l’unica a trovare una soluzione, una via di uscita tra due sistemi di valori oramai improponibili. Contro ogni omologazione socioculturale.</p>
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		<title>La Gazzetta del MezogiornoAlice non sa di quei confusi e inesplorati anni Novantadi Maria Grazia Rongo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 09:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[29 giugno 2014. Cosa resterà di quegli Anni Novanta? Se lo chiede e lo chiede al lettore, l’autrice di Tu mi guardi (Nordest ed., pp. 254, euro 13,90), seconda prova narrativa di Laura Lauzzana, che ha esordito nel 2009 con Il resto del giorno. Udinese di origine, Lauzzana lavora come giornalista tra l’Italia e gli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">29 giugno 2014.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Cosa resterà di quegli Anni Novanta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se lo chiede e lo chiede al lettore, l’autrice di Tu mi guardi (Nordest ed., pp. 254, euro 13,90), seconda prova narrativa di Laura Lauzzana, che ha esordito nel 2009 con Il resto del giorno. Udinese di origine, Lauzzana lavora come giornalista tra l’Italia e gli Stati Uniti e si occupa dei temi dell’immigrazione e della cooperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A guardarsi dentro e a guardare gli altri, nel romanzo, è Alice, fresca di laurea nella metà degli anni Novanta a Padova, con la sua compagnia di amici coetanei o molto più adulti di lei. È la confusione a scandire i ritmi dei giorni, anche quando pare che una meta ci sia, perché il più delle volte invece la meta non c’è, c’è solo quell’andare in una direzione sconosciuta non preoccupandosi di volerla conoscere, peregrini dell’anima più che dei luoghi. Perché per cercare una meta bisogna avere un punto dal quale partire, uno start che ti offre quel balzo in avanti necessario per iniziare la tua corsa, ma se il punto di partenza è irrisolto, se non esiste un momento, fermo, dal quale prendere lo slancio per andare avanti, allora la confusione diventa una componente costante.</p>
<p style="text-align: justify;">Alice e i suoi giovani amici, forse, quel momento dal quale partire l’hanno individuato, è la storia politica e sociale della loro città negli anni che hanno preceduto il loro ingresso nel mondo degli adulti, gli anni Settanta, che vogliono ricostruire attraverso i racconti maturi di chi quegli anni li ha vissuti. Ma è qui il nocciolo della questione: la maturità di chi ha affrontato quel percorso è arrivata o gli adulti hanno partorito una generazione orfana di padri e madri, lacerata dalla dicotomia tra inguaribili romantici dei tempi che furono &#8211; piombo compreso -, e accaniti denigratori, costellata di cattivi maestri sempre in cerca di qualcosa che non c’è, che sia un eskimo fuori moda o una bottiglia di champagne a buon mercato? E badate bene, non è Padova a portare l’etichetta di città incompiuta, confusionaria, inconcludente, perché Padova potrebbe essere Bari, Milano, Roma, qualsiasi città in cui l’apparire della società edonistica, ha completamente sotterrato l’essere e il voler essere delle comunità che venivano agognate negli anni cruciali per l’Italia della seconda metà del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato quindi non può essere che il disagio, non può essere che il market dello spettacolo ad ogni costo che ha prodotto il suo risultato più spaventoso e doloroso e cioè quello di aver trasformato anche la cultura in spettacolo, non può essere che vent’anni di berlusconismo, non può essere che veline e tronisti e amici di Maria De Filippi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autrice riesce a comporre anche il suo stile narrativo e il linguaggio dei personaggi quasi disegnando una spirale di sabbie mobili. È in questo guado che si muovono Alice e i suoi compagni di avventura, quando, negli anni Novanta, come tanti giovani italiani si trovarono al bivio di una scelta: farsi sopraffare da un mondo che esibiva tette e lacrime in tivvù o guardarsi dentro e opporsi alla fagocitazione, all’appiattimento, all’omologazione. In soccorso però ci potrebbe essere, anche questa volta, l’arcobaleno, che i giovani di allora, i quarantenni di oggi, in molti casi, hanno imparato a dipingersi da soli, ma tutto questo Alice, ancora, non lo sa.</p>
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		<title>La RepubblicaTrent&#8217;anni di Italia a confrontodi Alessandra Rota</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2014 13:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[22 giugno 2014. TRE generazioni a confronto che cercano nelle loro vicende personali un obiettivo comune.  Che cosa può legare i ragazzi  degli anni &#8217;90 con quelli di dieci e vent&#8217;anni prima? La politica? L&#8217;arte? L&#8217;impegno sociale? Alle soglie della globalizzazione  in una Padova nebbiosa ma dai contorni taglienti,  Alice, venticinquenne italo-americana, sperimenta piroette sentimentali [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">22 giugno 2014.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>TRE generazioni a confronto che cercano nelle loro vicende personali un obiettivo comune. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa può legare i ragazzi  degli anni &#8217;90 con quelli di dieci e vent&#8217;anni prima? La politica? L&#8217;arte? L&#8217;impegno sociale? Alle soglie della globalizzazione  in una Padova nebbiosa ma dai contorni taglienti,  Alice, venticinquenne italo-americana, sperimenta piroette sentimentali e artistiche mentre la strana compagnia  di giro che frequenta cerca di redimersi: dalle droghe, dal passato, dalle scelte  sbagliate. Tu mi guardi di Laura Lauzzana, giornalista e scrittrice, è apparentemente un romanzo di formazione, in realtà ricostruisce sei lustri di storia italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la protagonista prova le seduzioni del marketing, della pubblicità, della logistica, della capacità produttiva, gli amici (e i numerosi amanti) discutono delle lotte in fabbrica, di Joseph Beuys e dei suoi trascorsi nel partito dei verdi tedesco, del mito della Resistenza tradita, di Potere Operaio. La nostalgia sfuma nel disagio di un&#8217;analisi impietosa della società. Che poi diventerà quella della spettacolarizzazione a tutti i costi.</p>
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		<title>Il GazzettinoUno sguardo oltre il disagio, storia di Alicedi Adriano Favaro</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2014 09:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[9 giugno 2014. Come possono apparire distanti, antichi, stanchi perfino gli anni Novanta. Sono quelli che &#8211; attraverso la vita di Alice e dei suoi sognanti-scassati compagni &#8211; Laura Lauzzana ripercorre con un linguaggio da anatomista. Esperienza sociologica e di lavoro internazionale Lauzzana proietta il cortometraggio di una Padova che pochissimi hanno raccontato così: sbandata, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lauralauzzana.it/wp-content/uploads/2014/04/cover_tu-mi-guardi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-125" alt="cover_tu-mi-guardi" src="http://www.lauralauzzana.it/wp-content/uploads/2014/04/cover_tu-mi-guardi-213x300.jpg" width="213" height="300" /></a>9 giugno 2014.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Come possono apparire distanti, antichi, stanchi perfino gli anni Novanta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono quelli che &#8211; attraverso la vita di Alice e dei suoi sognanti-scassati compagni &#8211; Laura Lauzzana ripercorre con un linguaggio da anatomista. Esperienza sociologica e di lavoro internazionale Lauzzana proietta il cortometraggio di una Padova che pochissimi hanno raccontato così: sbandata, impegnata, leggera, confusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il linguaggio che copre le storie di questi giovani è come un torrente in piena, difficile da attraversare ma obbligatorio per risalire verso la verità di un tempo attraversato dalle nere della violenza, dai tuguri della droga, dall’offensiva del mercato degli eventi; e da ideali che non riescono a superare denaro, ideologie e mercati.</p>
<p style="text-align: justify;">Alice è in balia di un mare senza coordinate, navigatrice che patisce l’impossibilità di uscire da una scena che la condanna a vedere, capire, confondersi, sentirsi. Una narrazione che a volte pare cartavetrata ma che dà sapore a un’epoca difficile e forse ancora incompresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriano Favaro</p>
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		<title>Corriere del Veneto/Veneto Blog“Tu mi guardi”: Padova negli anni ’90?…non solodi Bruna Mozzi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 09:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[7 giugno 2014. Un testo che non ci fa mancare nulla, il libro di Laura Lauzzana (edizioni Anordest, 2014) la nostra città (Padova) con il quartiere del ghetto e il centro storico, gli ateliers degli artisti o pseudo-artisti e le mostre d’arte, le conferenze di filosofia e le aule universitarie; oltre ad una Milano fatta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lauralauzzana.it/wp-content/uploads/2014/04/LauraLauzzana07.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-216" alt="LauraLauzzana07" src="http://www.lauralauzzana.it/wp-content/uploads/2014/04/LauraLauzzana07-300x195.jpg" width="300" height="195" /></a>7 giugno 2014.</p>
<p style="text-align: justify;">Un testo che non ci fa mancare nulla, il libro di Laura Lauzzana (edizioni Anordest, 2014) la nostra città (Padova) con il quartiere del ghetto e il centro storico, gli ateliers degli artisti o pseudo-artisti e le mostre d’arte, le conferenze di filosofia e le aule universitarie; oltre ad una Milano fatta di vernissage, di fashion, di pettegolezzi e gossip metropolitano. Con qualche affondo geografico oltralpe (Londra Parigi) o oltreoceano (NY). Eppure i riferimenti geografici sono tra pub e bar in cui prendere uno spritz o farsi due chiacchiere oppure litigare col cassiere o il barista un po’ troppo “fighetto” che scruta con fare da snob il quarantenne di turno impiegato comunale artista incompreso un po’ frustrato. E ancora i circoli ARCI e gli attici coi soffitti a travature perfette. Si perdona alla scrittrice che di Padova non è, bensì di Udine, la svista di un presunto Palazzo della Signoria (pag 35) che a Padova proprio il padovano medio non saprebbe riconoscere se non riconducendolo alla Piazza dei Signori e un’Abbazia di Praglia che è descritta mentre “ si inerpica su per la collina” (pag 203).</p>
<p style="text-align: justify;">E se queste sono le coordinate spaziali, quelle invece temporali sono gli anni Novanta in cui le generazioni dei quarantenni, eredi dei rampanti anni Ottanta, sono all’ inizio della crisi; così come in crisi è chi non trova lavoro, chi non si vede rinnovato il contratto, chi deve conseguire masters all’estero per sperare in un minimo successo, chi spera di fare il botto imbrattando tele e sperando di imbattersi in un talent scout.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il romanzo di esordio “Il resto del giorno” (del 2009) con un’adolescente che diviene donna e che sceglieva, una volta fatta l’esperienza della città il ritorno alla provincia per dare un senso profondo alla propria esistenza, anche in “Tu mi guardi” compare una lei – Alice – che come molte donne di oggi è in continua ricerca di un sé solido e più profondo di quanto promette una vita superficiale e che invece si trova a spartirsi con una professione fatta per lo più di abiti casual-chic, di tacco 12 e vestiti fascianti e fruscianti, un ambiente in cui tutti dicono male di tutti: una crisi di identità come quella che ha vissuto la generazione degli anni Novanta, ma che stalla persistentemente anche in quelle del 2000 e in quelle di oggi. E’ la storia di un tentativo di ritrovare il passato, le cose “che – cito dalla pag 29 del libro – ci accomunano più che quelle che ci dividono” contro la “presenza umana come il cemento” del Nordest dei centri commerciali, dei nastri d’asfalto, delle fabbriche e dei capannoni, spesso qui evidente metafora del grigiore dei rapporti umani. Eppure in tutta l’opera sta l’attesa di una svolta, svolta che si respira imminente quasi ad ogni pagina e in ciascuna delle tre parti in cui il libro è diviso: un desiderio che si fa intenso, di avanzare nella lettura, alla scoperta dei personaggi e della narrazione che potrebbe o dovrebbe essere quel “qualcosa di un certo valore per cui vale la pena lottare” (anche qui uso le parole della Lauzzana (pag 52 e segg). Valore che sembra essere racchiuso nella memoria di una quotidianità piena di sapori ed odori e colori che arrivavano dritti al cuore senza interferenze (pag 232) che fa dire ad Alice-Laura: o solo se potessi tornare indietro con gli anni, cercando rifugio nel tempo e nei luoghi dell’infanzia dove le cose venivano da sé (pag 232). Non è solo nelle riflessioni esistenziali su di sé e sui propri simili siano quest’ultimi compagni di stanza, di letto, di lavoro, che la Lauzzana mi pare dia un respiro più appassionato e evocativo alla narrazione, ma – forse – con maggiore incisività in alcune brevi espressioni illuminate, schegge lucenti di un ricordo che nella pagina diviene sintagma come ad esempio quel non indispensabile al plot, ma tanto apprezzabile distinguo che tutti abbiamo conosciuto nelle aule liceali, tra verum e ἀλήθεια (alétheia= verità) che Lauzzana utilizza, commentando una conferenza di filosofia.</p>
<p style="text-align: justify;">E quasi in una meta-letteratura a volte l’autrice conserva questa caratteristica di riflessione acuta e di profonda meditazione sull’esistenza, trovando in questa materia – la letteratura appunto – uno spazio vivibile, un angulus di sopravvivenza per cui la sua protagonista dice: “la letteratura ci salva dall’insipienza”(pag 77) e dimostra di conoscerla, la letteratura, di quel genere più amabile e amato, quella della memoria adolescenziale che si imprime in ciascuno di noi più forse delle esperienze giovanili e adulte: non posso non ricordare la parete delle stelle che sgorga dalle pagine di ben altro Diario (quello di Anna Frank) e che Alice (Laura?) riprende, a descrivere la propria stanza fatta di foto e di memorie, di tazebao e poster con le icone di Simone Weil, Emily Dickinson, Kerouak, Ginsberg, e dove spera trovare un rifugio ed una disperata serenità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una catabasis dentro se stessa, in un turbinio che è quasi centripeto all’inizio del volume e trova più calma e riflessione quasi maturità mano a mano che si prosegue nel racconto, come se il percorso di Alice fosse poi quello che Laura, a modo di catarsi sembra fare nell’esercizio quotidiano di scrittura e il lettore pare ripetere nella foga delle pagine iniziali e nella calma dell’epilogo. Un cammino verso l’amore per un uomo, per se stessa, per la vita vera, non quella dell’immagine, della vanità e della mera e vuota forma, ma quella della verità e trasparenza dell’essere, fatta di due corpi che si abbracciano, due sguardi che si incrociano, due anime che si comprendono.<br />
Un romanzo scritto in prima persona che potrebbe sembrare in qualche pagina un diario, ad osservarne talvolta l’introspezione, ma che diviene invece cronaca di vite verosimili nelle pagine in cui descrive episodi ad intrecci narrativi spesso ironici, talvolta divertenti, mai però comici. E si cristallizzano poi in un eterno di archetipi eterni: la ricerca di sé, l’inquietudine e il nulla dell’esistere, l’amore. Una sintassi disinvolta, scritta spesso in forma nominale, cioè con frasi senza verbo, che in modo simbolico ricorda la ricerca esistenziale e quasi montalianamente ridotta all’osso. Fino in profondità, fino all’essenzialità delle cose e del reale cui l’autrice non dimentica mai forse un po’ troppo anaforicamente di rifarsi. Una scrittura che non risparmia – dove necessaria – la crudeltà dell’espressione e del pensiero, ma che non urta mai, mai infastidisce.</p>
<p>In una città come Padova in cui diffusa è la dialettofonia specie per la comunicazione privata, lingua della confidenza e della amicalità dell’osteria e più recentemente del pub, manca la scrittura o per lo meno la battuta in dialetto padovano. Quel dialetto che è anche un modo per noi padovani di essere più disinvolti e vicini all’altro. Ma l’assenza di questo è colmata da una cura linguistica dell’italiano, una scelta che indubbiamente è voluta e fortemente ricercata dall’autrice: un italiano che oltre ad essere, come si diceva, depurato di ogni dialettismo, assume un periodare veloce, che diviene un’andatura più lenta solo dove si fa introspettivo e riflessivo; la lettura scorre come in una strada che si imbocca in piano e talora in discesa, non si non incespica mai; ci si ferma semmai quando l’anima o il cuore di Alice singhiozzano e fremono di inquietudine. Una subordinazione che ha il giro di un paragrafo e che spinge il lettore ad accelerare verso la fine; lessico scelto, aggettivi misurati ma dal ventaglio ampio, adatto via via ad ogni ambiente, situazione, avventura. In un’alternanza di dialoghi (forse troppo pochi?) e di parti narrative, poche le descrizioni pedanti o precise al particolare del colore o del tono o del suono, ma tanto lo spazio dato piuttosto all’essenziale da dire perché il lettore abbia la possibilità di intuire e/o di immaginare. Sì da confermare quel segreto arcano che fa di un insieme di pagine un libro interessante e avvincente.</p>
<p>Mi piace terminare questo intervento a commento del romanzo con l’immagine poco cittadina e per nulla metropolitana, ma profondamente veneta, che Lauzzana ci regala verso la fine del libro, quando (pag 231) alla maniera non di una fuga o di una resa, ma con lucida consapevolezza e nitida speranza, fa dire alla sua protagonista: “e di fronte a tutto questo, dopo alcuni giorni mi fa male capitare all’improvviso in un cortile perso nella campagna poco fuori dalla città per chiedere informazioni e ti vedi tutti quegli animali e tanti bambini che scorrazzano e una donna sorridente presa nel suo lavoro necessario e utile…con quel tepore e il silenzio interrotto da grida allegre e suoni naturali, avresti voglia davvero di ritirarti sotto quelle gonne protettive, così incapace di trovare la pace.”</p>
<p>E quel niente tragico più volte iterato e sempre vuoto si riempie subito di speranza e di amore.</p>
<p>Un’ennesima “Via di fuga”…</p>
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		<title>Il Mattino di PadovaLaura Lauzzana e il disincanto degli anni Novantadi Paolo Coltro</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2014 16:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lauzzana]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[4 giugno 2014. È un fiotto scrosciante di esperienze, emozioni, sconfitte il libro di Laura Lauzzana “Tu mi guardi” (Edizioni Anordest, pp 256, 13,90 euro): è uno specchio, è lei che si guarda e si parla, studentessa appena uscita dall’università di Padova, pronta a camminare nel mondo da scoprire. È un mondo che si è rotto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lauralauzzana.it/wp-content/uploads/2014/04/cover_tu-mi-guardi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-125" alt="cover_tu-mi-guardi" src="http://www.lauralauzzana.it/wp-content/uploads/2014/04/cover_tu-mi-guardi-213x300.jpg" width="213" height="300" /></a>4 giugno 2014.</p>
<p style="text-align: justify;">È un fiotto scrosciante di esperienze, emozioni, sconfitte il libro di Laura Lauzzana “Tu mi guardi” (Edizioni Anordest, pp 256, 13,90 euro): è uno specchio, è lei che si guarda e si parla, studentessa appena uscita dall’università di Padova, pronta a camminare nel mondo da scoprire. È un mondo che si è rotto e si sta ricomponendo secondo altri criteri e stili, dove le certezze classiche, quelle della storia, si sgretolano; dove alcuni spartiacque ci sono già stati e non funzionano più. Insomma: una giovane spiazzata, di quella gioventù che senza saperlo è in mezzo a un guado: passati gli anni Settanta delle grandi lotte ideali e ideologiche, smorzati gli anni Ottanta dell’edonismo reattivo, per i più pensosi ecco il vuoto di senso, tra esperienze finite e presente da inventare.</p>
<p style="text-align: justify;">La protagonista del libro si chiama Alice, cerca un bandolo e spera di trovarlo in un gruppo di amici variamente composito, dai venticinque ai quarantacinque. Per loro, e per Alice, è drammatico il tempo di fronte: con il mondo impegnato, globalmente e individualmente, in una corsa senza precedenti all’illusionismo, complici televisione e mondo dello spettacolo, in una immane trappola che convince il singolo di essere cacciatore mentre è preda facilissima e prevista. C’è chi ha vissuto, magari pericolosamente, gli anni di piombo; chi veleggia nel contemporaneo e dà l’esatta misura di come si alternino bonacce e colpi di vento; chi non rinuncia a un futuro possibile, e Alice è tra questi, ma senza rinunciare a guardarsi dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo libro di Laura Lauzzana, udinese, è ambientato interamente a Padova, dove l’autrice ha frequentato l’Università laureandosi in Filosofia. È la prima volta che pubblica con l’editrice trevigiana Anordest. Il libro viene presentato oggi, alle 18, al Caffè Pedrocchi di Padova. (p.c.)</p>
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